Federico Gozzelino - Corona di spine
Le terre del vercellese hanno avuto da sempre una lunga e gloriosa tradizione musicale. Fin dal XVII secolo questa autentica vocazione per la musica ha infatti consegnato alla storia figure memorabili di compositori e strumentisti. Limitando lo sguardo solo ai compositori non è possibile prescindere da alcune figure di riferimento: da Francesco Antonio Vallotti, maestro e guida di un'intera generazione di musicisti attivi nella seconda metà del XVIII secolo, e Giovanni Battista Viotti, modello imprescindibile per la grande scuola violinistica francese del XIX secolo, fino ad Angelo Gilardino e Federico Gozzelino, fra i più attivi ed apprezzati compositori italiani del nostro tempo. Sebbene oggi risieda a Casale Monferrato, Federico Gozzelino è nato a Vercelli e qui si è formato musicalmente sotto la guida di importanti maestri che ne hanno indirizzato le scelte stilistiche verso un'estetica tipicamente neoromantica. Corona di spine riassume mirabilmente i tratti salienti della poetica di Federico Gozzelino. Senza mai rinunciare ad una vena melodica che si richiama alla grande tradizione dei secoli passati, Gozzelino realizza un'ampia pagina orchestrale dalle straordinarie suggestioni emotive immerse in atmosfere rarefatte ed evanescenti che ben presto si caricano di un pathos inatteso dai contorni quasi inquietanti, per poi riapprodare su lidi più sereni. Mistero, malinconia e dramma si alternano così lungo l'intera opera secondo una successione estremamente naturale ed estremamente coinvolgente.
Wolfgang Amadeus Mozart - Concerto in re maggiore per violino e orchestra KV 218
Il 1775 fu l'anno che legò maggiormente Mozart al violino; fu durante questi mesi che i suoi concerti per violino videro infatti la luce. Un decisa spinta alla loro realizzazione venne certamente dall'incarico di konzertmeister che Mozart deteneva nell'orchestra della corte arcivescovile di Salisburgo. In questa posizione di assoluto prestigio, mantenuta sino al 1776, Mozart fu senz'altro costretto ad esibirsi più volte in qualità di solista ed è assai probabile che i suoi concerti per violino e orchestra furono realizzati per questo scopo. Il Concerto in re maggiore KV 218 si presenta fin da subito in tutta la sua grandiosità. Aperto da un netto e deciso incipit nel registro acuto, l'iniziale Allegro è retto da una composta struttura formale che lascia però ampio spazio all'esibizione delle qualità virtuosistiche del solista, impegnato in rapidissimi passaggi arpeggiati e scalistici che si estendono fino alla zona sopracuta dello strumento, senza per questo rinunciare ad ampie e distese sezioni melodiche. Segue un Andante cantabile dai caratteri tipicamente galanti, nel quale Mozart gioca con i temi principali facendoli comparire ora nel registro acuto del violino, ora in quello grave, conferendo così grande varietà all'intera sezione. Chiude il Concerto un audace Rondeau dal singolare refrain diviso in due parti, caratterizzate da metro e agogica differenti; il violino ne è l'assoluto protagonista, impegnato com'è nel venire a capo dei più audaci cimenti tecnici dell'intero Concerto - è persino presente un passaggio a doppie corde, tecnica per nulla amata e quasi mai utilizzata da Mozart.
Felix Mendelssohn Bartholdy - Concerto in re minore per violino e orchestra d'archi
Il Concerto in re minore per violino e orchestra d'archi fa parte di quella numerosissima produzione musicale di Felix Mendelssohn Bartholdy nata durante gli anni della sua adolescenza. Questi anni furono infatti un periodo compositivo estremamente fecondo e segnarono la nascita di numerosissime e pregevoli opere cameristiche e concertistiche, fra le quali spicca certo questo Concerto. Composto nel 1822 all'età di soli tredici anni e dedicato all'amato maestro Eduard Rietz, il Concerto in re minore per violino e archi non fu mai pubblicato dal compositore tedesco che preferì conservarne il manoscritto tra le mura domestiche; la maniacale ricerca della perfezione aveva infatti indotto Mendelssohn ad accantonare questa e molte opere giovanili che non lo soddisfacevano appieno. Il manoscritto di questo Concerto rimase così a casa Mendelssohn sino al 1853 quando la vedova lo regalò al violinista Ferdinand David che però non volle mai presentarlo pubblicamente. Dovrà trascorrere quasi un secolo perché un altro 'mostro sacro' del violino, Yehudi Menuhin, possa venire a conoscenza di questa pagina e decidere finalmente di farla conoscere al grande pubblico. Nel 1952 l'editore tedesco Peters poté così pubblicare la prima edizione di questo Concerto dalla consueta struttura in tre movimenti. L'Allegro iniziale si caratterizza per il suo perfetto equilibrio tra energia e grazia; il violino solista è infatti impegnato in figure dallo spiccato virtuosismo che sfociano in ampi episodi più cantabili che ricordano da vicino la loro ispirazione mozartiana. L'Andante centrale è un'oasi di autentico lirismo. Il tema principale, un Volkslied (melodia popolare), riappare più volte lungo la pagina e conduce il lieve e prezioso discorso musicale verso il conclusivo Allegro, che segue senza soluzione di continuità. Quest'ultimo movimento presenta i caratteri tipici del rondò ed è costruito attorno ad un refrain «alla russa» che esemplifica in maniera mirabile l'energia vitale e travolgente del giovane Mendelssohn.
Uto Ughi
Erede della tradizione che ha visto nascere e fiorire in Italia le prime grandi scuole violinistiche, Uto Ughi ha mostrato uno straordinario talento fin dalla prima infanzia: all'età di sette anni si è esibito per la prima volta eseguendo la Ciaccona dalla Seconda Partita di Bach ed alcuni Capricci di Paganini. Ha quindi studiato sotto la guida di George Enescu, già maestro di Yehudi Menuhin. Quando era solo dodicenne la critica già scriveva: "Uto Ughi deve considerarsi un concertista artisticamente e tecnicamente maturo".
Ha iniziato le sue grandi tournèe esibendosi nelle più importanti capitali europee. Da allora la sua carriera non ha conosciuto soste. Ha suonato infatti in tutto il mondo, nei principali festival con le più rinomate orchestre tra cui quella del Concertgebouw di Amsterdam, la Boston Symphony Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la New York Philharmonic e la Washington Symphony Orchestra, sotto la direzione di maestri quali: Barbirolli, Bychkov, Celibidache, Cluytens, Chung, Conlon, Davis, Fruhbeck de Burgos, Gatti, Gergiev, Giulini, Maazel, Masur, Mehta, Nagano, Penderecki, Pretre, Rostropovich, Sawallisch, Sinopoli, Slatkin, Spivakov, Temirkanov.
Ha fondato il festival Omaggio a Venezia, al fine di segnalare e raccogliere fondi per il restauro dei monumenti storici della città lagunare. Conclusa quell'esperienza, il festival Omaggio a Roma (dal 1999 al 2002) ne raccoglie l'ideale eredità di impegno fattivo, mirando alla diffusione del grande patrimonio musicale internazionale; concerti aperti gratuitamente al pubblico ed alla valorizzazione dei giovani talenti formatisi nei conservatori italiani. Tali ideali sono stati ripresi nel 2003 e attualmente portati avanti dal festival Uto Ughi per Roma di cui Ughi è ideatore, fondatore e direttore artistico
Recentemente la Presidenza del Consiglio dei Ministri lo ha nominato Presidente della Commissione incaricata di studiare una campagna di comunicazione a favore della diffusione della musica classica presso il pubblico giovanile. Il 4 settembre 1997 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce per i suoi meriti artistici. Nell'Aprile 2002 gli è stata assegnata la Laurea Honoris Causa in Scienza delle Comunicazioni.
Intensa è la sua attività discografica con la BMG Ricordi per la quale ha registrato i concerti di Beethoven e Brahms (Sawallisch), Cajkovskij (Sanderling), Mendelssohn e Bruch (Prêtre), alcune Sonate di Beethoven con Sawallisch al pianoforte, l'integrale dei Concerti di Mozart, Concerti di Viotti e Vivaldi (tra i quali Le Quattro Stagioni), tre Concerti di Paganini nell'edizione inedita di direttore–solista, il Concerto di Dvorak con Leonard Slatkin e la Philarmonia Orchestra di Londra, la Sinfonia Spagnola di Lalo con l'Orchestra RAI di Torino e Rafael Frubeck de Burgos; le Sonate e Partite di Bach per violino solo.
Uto Ughi suona un violino Guarneri del Gesù del 1744, che possiede un suono caldo dal timbro scuro ed è forse uno dei più bei Guarneri esistenti, e uno Stradivari del 1701 denominato Kreutzer perché appartenuto all'omonimo violinista a cui Beethoven dedicò la famosa sonata.