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L’autore in questione, in questo caso, è il vercellese Giovan Battista Viotti, e la "Camerata Ducale" non era altro che l’orchestra (attiva nel ’700 presso la corte dei Savoia) nella quale il giovane Viotti mosse i primi passi di quella che sarebbe stata una strabiliante carriera di violinista e di compositore.
Dopo anni intensissimi ma turbolenti trascorsi prima a Parigi e in seguito — messo in fuga dalla Rivoluzione Francese — a Londra, Viotti venne, dopo la sua morte nel 1824, immediatamente quanto ingiustamente relegato nel dimenticatoio. E questo nonostante avesse rappresentato per decenni il vertice dell’arte violinistica mondiale (precursore di Paganini) e le sue opere fossero senz’altro degne di figurare al fianco di quelle di Boccherini, Cimarosa, Cherubini e non di rado anche di Mozart. Ma l’ondata romantica travolse tutto, anche le oltre trecento composizioni viottiane, che tranne rarissime eccezioni, non vennero più eseguite. Questo fino a quando le ricerche della Camerata Ducale, perseguite per anni in archivi e biblioteche di tutta Europa — una vera e propria "caccia al manoscritto" — non hanno riportato alla luce un patrimonio storico-musicale di primissimo ordine. Per fortuna, in questo caso, i ricercatori sono anche musicisti: di qui alla decisione di dedicare un’intera stagione concertistica a Viotti, ambientandola a Vercelli e Torino (le due città italiane più legate alla sua figura), e di intraprendere la monumentale registrazione su CD (etichetta Bongiovanni) dell’opera omnia viottiana, il passo è stato veramente breve. Un’iniziativa che rende dunque la città di Vercelli protagonista di un’avventura culturale in cui si fondono.
Il Violino di Viotti - 1780
La storia della liuteria racconta come Viotti nel 1780 si fosse impegnato con passione nella progettazione dell’arco moderno, realizzato dal celeberrimo Tourte proprio in quell’anno.
Poco noto è invece il progetto che lo stesso virtuoso piemontese intraprese per la realizzazione di un nuovo modello di violino, uno strumento dal quale il suono fluisce morbido ma corposo in virtù del suo innovativo profilo a "otto", morbido e privo di spigoli, che si avvicina idealmente alla pura essenza dell’arte violinistica.
Inizialmente il progetto viottiano restò confinato in alcuni schizzi preparatori finché nel 1818 il liutaio parigino Chanot lo costruì e, naturalmente, lo regalò al suo ideatore. Ma Viotti era ormai troppo vecchio e deluso per potersi finalmente esibire in pubblico con il violino che aveva sempre desiderato suonare. E così questo "nuovo" violino non godette di grande risonanza nel campo della storia della liuteria ottocentesca e l’esemplare realizzato da Chanot rimase a lungo dimenticato nelle sale del Conservatorio di Parigi sino allo scoppio del primo conflitto mondiale durante il quale, in circostanze oscure, andò perduto.
La meticolosa opera di recupero dell’intero corpus viottiano ha però fatto pervenire nelle mani della Camerata Ducale alcuni fondamentali schizzi utilizzati da Chanot nel 1818 in modo tale che il Maestro liutaio Dario Vernè ha potuto riprodurne un’esemplare che l’orchestra ha poi presentato al suo pubblico nel 2000. Un’ulteriore conquista verso una sempre più puntuale riscoperta e rivalutazione della figura e dell’opera di Viotti.
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